IL CAFFÈ DI HERMES


Perché: ” IL CAFFÈ DI HERMES?”

coffee-map-min.jpgIl cambiamento da: “PRIMA LA QUALITÀ” è motivato, perlopiù, da una rievocazione storico-mitologica.
Innanzitutto “Il Caffè” rappresenta il primo periodico italiano, pubblicato dal 1764 al 1766, di stampo illuminista che ha permesso di essere il portavoce di nuove istanze culturali, sociali e politiche.
Nell’ottica tradizionale, invece, il caffè evoca un luogo d’incontro, di ascolto e di parola; capace di risvegliare le virtù dell’uomo, secondo i fondatori e i filosofi de: “Il Caffè” settecentesco dopo la scoperta della bevanda portata dai mercanti arabi. E proprio come le prime botteghe di caffè inglesi del diciottesimo secolo offrivano un nuovo luogo aperto alle novità,alla partecipazione attiva e alle discussioni, il “Caffè di Hermes” vuole portare le stesse caratteristiche nel ventunesimo secolo.

Associato a tale rievocazione storica, la mitologia greca accompagna lo spirito di questo progetto facendo nuovamente investire lo storico messaggero Hermes dal compito informativo e giornalistico.

OBIETTIVO STILISTICO

SnapCrab_NoName_2016-8-19_16-11-23_No-00-min.png“IL CAFFÈ DI HERMES” vuole dimostrare che le nuove tematiche portatrici di nuove istanze non appartengono solamente ad un pubblico specialistico ed istituzionale composto da particolari think tank, ma anche, e soprattutto, dalle persone comuni, che rappresentano il vero carburatore della storia.

Il progetto raccoglie i contributi di analisi, di commento e di studio della realtà circostante.

L’attualità è la parola d’ordine. mercury-god-hermes1-min.jpg

Una questione di notizia, una questione di stile, una questione di qualità delle idee,dei pensieri e di vita, una questione di raccontare ciò che accade nel Mondo; il tutto racchiuso in un’informazione unica ed originale targata Frammenti di Utopia.
IL CAFFÈ DI HERMES, disponibile qui.

 

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Una lezione di umanesimo economico


Alle sei di sera la città cadeva in mano dei consumatori. Per tutta la giornata il gran daffare della popolazione produttiva era il produrre: producevano beni di consumo. A una cert’ora, come per lo scatto di un interruttore, smettevano la produzione e,via! Si buttavano tutti a consumare.

Italo Calvino

L’Intervento per il festival dell’economia di Trento del filosofo e sociologo Zygmunt beyond11-min[1]Bauman,riportato di seguito, ha riflesso alla platea trentina la necessità di smontare i singoli pezzi del puzzle economico-capitalistico per sviluppare uno primo status embrionale di un nuovo tessuto economico orientato a rendere realmente migliori le condizioni di vita dell’umanità.

E’ una scelta futura, non è un destino.

Il futuro si costruisce guardando il passato, comprendendo appieno il genio dietro la follia, la follia di un mondo che strizza l’occhio alla qualità di vita senza affannarsi da una guerra di cifre statistiche di matrice economico-politica.

Un cambiamento dettato dall’odierna economia “in articulo mortis” prima di cedere lo scettro del comando ad un nuovo modello di riferimento.

La parola ai posteri.

(Il problema della Sindrome Economica di Stoccolma – Articolo Frammenti di Utopia)

(Fuochi Sociali Moderni – Articolo Frammenti di Utopia)

Quest’ economia ci consuma: la moralità ormai è merce

“Vogliamo godere di una vita ricca, abbiente, il che ci ha orientati ad assumere come principale indicatore l’acquisto, lo shopping. Pare che tutte le strade che portano alla felicità portino ai negozi. Ciò sottopone il sistema economico, e più in generale il nostro pianeta, ad una pressione enorme. Ciò è disastroso per le nuove generazioni; è evidente che stiamo vivendo al di sopra dei nostri mezzi, sulle spalle dei nostri figli. Possiamo trovare delle alternative alla crescita della produzione e dei consumi per trovare soddisfazione, in definitiva per essere felici? Ciò è necessario se non vogliamo distruggere il nostro habitat e generare fenomeni catastrofici come le guerre. I livelli attuali di consumo sono già insostenibili dal punto di vista ambientale ed anche economico. L’idea della prosperità al di fuori delle trappole del consumo infinito viene considerata un’idea per pazzi o per rivoluzionari. Jackson dice che ci sono delle alternative: le relazioni, le famiglie, i quartieri, le comunità, il significato della vita.  Ci sono enormi risorse di felicità umana che non vengono sfruttate. La maggior parte delle politiche realizzate nel mondo dai governi va esattamente nella direzione opposta. Queste politiche raramente vanno al di bauman-min[1]là della prossima scadenza elettorale, raramente guardano a ciò che succederà fra 20 o 30 anni. Assistiamo ad un processo di mercificazione e commercializzazione della moralità. I mercati sono abituati ad orientare i bisogni umani, bisogni che in passato non erano soddisfatti dal mercato. Questo è ciò che io indico con l’espressione ‘commercializzazione della moralità’. Il nostro reale bisogno dovrebbe essere prenderci cura dei nostri cari. Credo che tutti noi qui in sala ci sentiamo in colpa perché non riusciamo a trascorrere abbastanza tempo con i nostri cari. 20 anni fa il 60% delle famiglie americane si ritrovava attorno allo stesso tavolo per cenare. 20 anni dopo solo il 20%. Le persone sono più occupate con il loro cellulare, il loro ipad e così via. La nostra vita quotidiana è profondamente cambiata, a causa anche delle tecnologie, che hanno sicuramente prodotto delle cose positive, ma hanno anche creato dei danni collaterali. Se oggi usciamo senza cellulari ci sentiamo nudi.  Il confine fra il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato alla famiglia è sfumato. Siamo sempre al lavoro, abbiamo l’ufficio sempre in tasca, non abbiamo scuse. Dobbiamo lavorare a tempo pieno. E più si sale nella scala gerarchica meno tempo per sé si ha. Si è sempre in servizio. Ovviamente i mercati e il consumismo non possono riparare questa situazione; possono però aiutarci a mitigare la nostra cattiva coscienza, e lo fanno spingendoci verso l’acquisto, lo shopping, il mercato. Al tempo stesso disimpariamo altre abilità ‘primarie’. Ad esempio a riconoscere il dolore, il dolore morale, che è molto importante, perché esso è un sintomo, ci aiuta a riconoscere la fragilità dei legami umani. Improvvisamente abbiamo persone che hanno migliaia di amici in internet; ma in passato dicevamo che gli amici si vedono nel momento del bisogno, e questo non è esattamente il caso degli amici che abbiamo in internet. Fino a quando il nostro senso morale verrà mercificato, l’economia crescerà perché messa in moto dai bisogni umani e dai desideri che è chiamata a soddisfare, bisogni e desideri apparentemente ‘buoni’, come dimostrare l’amore per gli altri. I grandi o-264072-min[1]economisti del passato sostenevano che i bisogni sono stabili, e che una volta soddisfatti tali bisogni possiamo fermarci e godere del lavoro fatto. C’era la convinzione che alla fine del percorso avviato con l’inizio della modernizzazione si avrebbe avuto un’economia stabile, in perfetto equilibrio. Successivamente si è presa una strada diversa. Si è inventato il cliente. Si è capito che i beni non hanno solo un valore d’uso, ma anche un valore simbolico, sono degli status symbol. Non si acquistava più un bene perché se ne ha bisogno, ma perché si ‘desidera’. L’obiettivo quindi diventava sviluppare sempre nuovi desideri negli esseri umani. Ma anche i desideri ad un certo punto si scontrano con dei limiti. Così, il limite è stato superato mercificando la moralità: non ci sono limiti all’amore, non ci sono limiti all’affetto che vogliamo dimostrare agli altri. Responsabilità incondizionata, condita da incertezze e ansie: questo è il motore del consumismo odierno, questo l’impulso che ci spinge a fare sempre di più, a produrre sempre di più. Ma ciò non è possibile, le risorse sono sempre limitate. Forse il momento della verità è vicino. Ma possiamo fare qualcosa per rallentarlo: intraprendendo un cammino autenticamente umano, un cammino fatto di reciproca comprensione.” 

(Zygmunt Bauman – Intervento per il festival dell’economia di Trento)

Nella nostra vita frettolosa,assordante,sono maledettamente poche le ore in cui l’anima può diventare cosciente di se stessa, in cui tace la vita dei sensi e quella dello spirito e l’anima sta senza veli davanti allo specchio dei ricordi e della coscienza.

Herman Hesse

F.COLOMBARI

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Prima la qualità – XV Numero


All’interno del quindicesimo numero dell’infografica:

-SOS Terra: problematiche ambientali,problematiche che richiedono un’azione locale, ma una soluzione globale.

-Obiettivo Europa. Europa cercasi: la Storia si è rimessa in moto.

-Rivoluzione Copernicana Internazionale: per una Casa Comune Mondiale dei Popoli, per una O.N.U. riformata.

untitled-infographic-12-min[1]

 

F.COLOMBARI

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