Per una nuova Bretton Woods


Una rivoluzione ci salverà, parafrasando Naomi Klein.

Storicamente parlando, il capitalismo moderno, nato dal secondo dopoguerra, nacque con la Conferenza di Bretton Woods, nel 1944, durante la quale furono sufficienti 22 giorni per stabilire le regole economiche, finanziarie e commerciali post secondo conflitto mondiale, considerando il P.I.L. come il cuore del moderno sistema economico capitalista.

 

 

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Secondo l’Independent Review of Economic Statistic della Gran Bretagna il P.I.L. rappresenta una metrica di misura superata in quanto incapace di rapportarsi al benessere reale, alle diseguaglianze e alla sostenibilità ambientale e finanziaria.

Ruolo determinante del P.I.L. già messo in discussione da Robert Kennedy presso l’Università del Kansas il 3 marzo 1968.

(La furia inarrestabile del mercato –  «Presi per il Pil» – Il Manifesto)

 “Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. […] Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.”

Robert Kennedy – Università del Kansas 3 marzo 1968.

(Il problema della Sindrome economica di Stoccolma – Articolo Frammenti di Utopia)

(Fra vent’anni la metà dei mestieri sarà nelle mani dei robot – Corriere della Sera)

(Cresce il Pil, ma non il benessere dei cittadini – Huffingtonpost.it)

Secondo la giornalista, scrittrice e attivista canadese Naomi Klein occorre, onde evitare il peggio, mettere in discussione la logica fondamentale della nostra economia: la crescita del PIL come priorità assoluta.

Una trasformazione radicale per rimettere al centro l’uomo all’interno dei sistemi economici e sociali con l’introduzione di nuovi indicatori come il bhutanese Gross National Happiness (F.I.L.) o l’embrionale italiano B.E.S. ( Benessere equo e sostenibile). 

(Una lezione proveniente dal Bhutan – Frammenti di Utopia )

Il cambio dell’indicatore economico fondamentale potrebbe svolgere da primo input verso un sistema economico e produttivo che non fa del capitale e del consumismo il suo obiettivo principale.

Per ridiscutere i canoni dell’economia,

Per una nuova Bretton Woods.

(José Mujica: “Non veniamo al mondo per lavorare o per accumulare ricchezza, ma per vivere. E di vita ne abbiamo solo una”- The Huffington Post Italia )

(Sepulveda: «Rifiutare l’oppressione del neoliberismo è vitale» – Left)

Continua…

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L’apocalisse del lavoro


Diritto individuale e dovere morale verso la collettività, disprezzo, autorealizzazione beyond11-min[1]personale: sono numerosi i filoni logici che hanno posto le basi teoriche, spesso in contrasto tra loro, sul significato e sul valore effettivo del lavoro in seno alla dignità umana e ai desideri legati al benessere individuale.

Capacità di contribuire al progresso materiale della società che è stato, per innumerevoli volte, messo in discussione, soprattutto nel passato, da forma mentis denigratorie e da crisi economiche che hanno evidenziato una particolare insostenibilità di vari contesti socio-economici.

Lavoro che deve essere considerato come forma di autorealizzazione slegata da una guerra martoriante di cifre e numeri del sistema economico.

Il mondo professionale è tuttora ritenuto come attore principale e primario per l’autorealizzazione del singolo cittadino, la quale deve doverosamente concorrere al progresso materiale o spirituale della società. (Articolo 4, Costituzione della Repubblica coffee-map-minItaliana).

Il valore delle varie occupazioni professionali ha assunto, nell’antichità, vari connotati e considerazioni.

Nell’antica Grecia e nell’antica Roma il lavoro manuale era considerato come soggetto di degradazione, privo di ogni valore morale, un ostacolo ai cittadini “per far nascere la virtù nella loro anima e perché possano adempiere i loro doveri civici (Politica,Aristotele).

In simbiosi con tale caratteristica gli antichi scrittori romani affermavano lo stesso concetto con la nozione “otium cum dignitate”, ideale esistenziale alla fine della Repubblica e all’inizio dell’Impero.

(“Il lavoro in Grecia e a Roma”, C. Mosse).
Ritornando ai tempi moderni e alla contemporaneità il mondo degli impieghi ha nettamente modificato la forma mentis antica e della classicità greco-romana; rimodellazione geneticamente modificata che ha assunto, al giorno d’oggi, una traduzione di gabbia salariale e di dovere per la propria sopravvivenza: traduzione interpretata, soprattutto, con l’odierna crisi economica e con il suo scacco matto verso le classi socio-economicamente povere e deboli.

(Una lezione di umanesimo economico – Articolo Frammenti di Utopia)

(Il problema della Sindrome economica di Stoccolma – Articolo Frammenti di Utopia)


Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. […] Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

Robert Kennedy – Università del Kansas 3 marzo 1968.

(Cambio del P.I.L. o cambio di mentalità? – L’Esempio del Bhutan con il Gross National Happiness (F.I.L.) e dell’ Italia con il cosiddetto Benessere equo e sostenibile (B.E.S.).  Una lezione proveniente dal Bhutan ) 

Crisi occupazionale che non si presenta solamente in canoni quantitativi, bensì anche in logica qualitativa. Secondo il Rapporto Isfol 2007 il lavoro è sempre meno conforme alle aspettative: il 30% degli occupati ritiene di svolgere attività poco conformi alle loro competenze professional; tale fenomeno  l’attore protagonista dello scoraggiamento sul fronte lavorativo. (C. Tucci. Rapporto Isfol: lavoro precario per 20 lavoratori su 100, Sole 24 Ore).

images.jpgAppare quindi evidente che un mondo del lavoro, parafrasando la Costituzione, non dettato dalle proprie scelte,ma solo dall’emergenza economica e come misura anti-povertà, rappresenta la principale pena del contrappasso per evitare l’emarginalizzazione economica, sfavorendo l’ascesa sociale.

“Quello di cui soffriamo non sono acciacchi della vecchiaia, ma disturbi di una crescita fatta di mutamenti troppo rapidi, e dolori di riassestamento da un periodo economico a un altro. L’efficienza tecnica è andata intensificandosi con ritmo più rapido di quello con cui riusciamo a risolvere il problema dell’assorbimento della manodopera. Visto in prospettiva, infatti, ciò significa che l’umanità sta procedendo alla soluzione del suo problema economico”.

“Prospettive economiche per i nostri nipoti” 1930.

John Maynard Keynes,economista.

 

Interpretazione odierna che lascia poco spaio alla vera virtù classica e alla concretizzazione dei propri obiettivi personali.

400px-piramide_maslow.pngÈ evidente e fondamentale che è necessario che il mondo occupazionale e professionale sia slegato da una guerra martoriante di cifre economiche affinché i singoli mestieri acquisiscano nuovamente quel valore dettato dalle proprie scelte e possibilità e non dai condizionamenti del proprio quadro economico.

In unione con l’attuale cambiamento tecnologico manifatturiero,l’indipendenza economica può portare il nome di reddito di base ( La Finlandia sarà il primo paese europeo a sperimentare il reddito minimo ); Finanziamento che deve senz’altro provenire da una profonda riforma del sistema fiscale mettendo in discussione gli ammortizzatori  sociali e probabilmente anche il sistema pensionistico.

(Rapporto dell’Università di Oxford: automatizzazione,in UK a rischio un posto di lavoro su tre entro 20 anni.)

Un equilibrio aristotelico che sappia conciliare l’idea classica del lavoro, necessario “per far nascere la virtù nell’anima dei cittadini  e per farli adempiere ai propri doveri civici” (Politica, Aristotele), al filone logico di un’impalcatura professionale intesa come dovere morale verso la collettività.

Vivere per lavorare o lavorare per vivere? La parola ai posteri.

” Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.” 

Dalai Lama

Bibliografia.

  • Articolo 4, Costituzione della Repubblica Italiana
  • Politica, Aristotele
  • Il lavoro in Grecia e a Roma, C. Mosse, Firenze 1973
  • Rapporto Isfol: lavoro precario per 20 lavoratori su 100, Sole 24 Ore, C. Tucci.

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Una lezione di umanesimo economico


Alle sei di sera la città cadeva in mano dei consumatori. Per tutta la giornata il gran daffare della popolazione produttiva era il produrre: producevano beni di consumo. A una cert’ora, come per lo scatto di un interruttore, smettevano la produzione e,via! Si buttavano tutti a consumare.

Italo Calvino

L’Intervento per il festival dell’economia di Trento del filosofo e sociologo Zygmunt beyond11-min[1]Bauman,riportato di seguito, ha riflesso alla platea trentina la necessità di smontare i singoli pezzi del puzzle economico-capitalistico per sviluppare uno primo status embrionale di un nuovo tessuto economico orientato a rendere realmente migliori le condizioni di vita dell’umanità.

E’ una scelta futura, non è un destino.

Il futuro si costruisce guardando il passato, comprendendo appieno il genio dietro la follia, la follia di un mondo che strizza l’occhio alla qualità di vita senza affannarsi da una guerra di cifre statistiche di matrice economico-politica.

Un cambiamento dettato dall’odierna economia “in articulo mortis” prima di cedere lo scettro del comando ad un nuovo modello di riferimento.

La parola ai posteri.

(Il problema della Sindrome Economica di Stoccolma – Articolo Frammenti di Utopia)

(Fuochi Sociali Moderni – Articolo Frammenti di Utopia)

Quest’ economia ci consuma: la moralità ormai è merce

“Vogliamo godere di una vita ricca, abbiente, il che ci ha orientati ad assumere come principale indicatore l’acquisto, lo shopping. Pare che tutte le strade che portano alla felicità portino ai negozi. Ciò sottopone il sistema economico, e più in generale il nostro pianeta, ad una pressione enorme. Ciò è disastroso per le nuove generazioni; è evidente che stiamo vivendo al di sopra dei nostri mezzi, sulle spalle dei nostri figli. Possiamo trovare delle alternative alla crescita della produzione e dei consumi per trovare soddisfazione, in definitiva per essere felici? Ciò è necessario se non vogliamo distruggere il nostro habitat e generare fenomeni catastrofici come le guerre. I livelli attuali di consumo sono già insostenibili dal punto di vista ambientale ed anche economico. L’idea della prosperità al di fuori delle trappole del consumo infinito viene considerata un’idea per pazzi o per rivoluzionari. Jackson dice che ci sono delle alternative: le relazioni, le famiglie, i quartieri, le comunità, il significato della vita.  Ci sono enormi risorse di felicità umana che non vengono sfruttate. La maggior parte delle politiche realizzate nel mondo dai governi va esattamente nella direzione opposta. Queste politiche raramente vanno al di bauman-min[1]là della prossima scadenza elettorale, raramente guardano a ciò che succederà fra 20 o 30 anni. Assistiamo ad un processo di mercificazione e commercializzazione della moralità. I mercati sono abituati ad orientare i bisogni umani, bisogni che in passato non erano soddisfatti dal mercato. Questo è ciò che io indico con l’espressione ‘commercializzazione della moralità’. Il nostro reale bisogno dovrebbe essere prenderci cura dei nostri cari. Credo che tutti noi qui in sala ci sentiamo in colpa perché non riusciamo a trascorrere abbastanza tempo con i nostri cari. 20 anni fa il 60% delle famiglie americane si ritrovava attorno allo stesso tavolo per cenare. 20 anni dopo solo il 20%. Le persone sono più occupate con il loro cellulare, il loro ipad e così via. La nostra vita quotidiana è profondamente cambiata, a causa anche delle tecnologie, che hanno sicuramente prodotto delle cose positive, ma hanno anche creato dei danni collaterali. Se oggi usciamo senza cellulari ci sentiamo nudi.  Il confine fra il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato alla famiglia è sfumato. Siamo sempre al lavoro, abbiamo l’ufficio sempre in tasca, non abbiamo scuse. Dobbiamo lavorare a tempo pieno. E più si sale nella scala gerarchica meno tempo per sé si ha. Si è sempre in servizio. Ovviamente i mercati e il consumismo non possono riparare questa situazione; possono però aiutarci a mitigare la nostra cattiva coscienza, e lo fanno spingendoci verso l’acquisto, lo shopping, il mercato. Al tempo stesso disimpariamo altre abilità ‘primarie’. Ad esempio a riconoscere il dolore, il dolore morale, che è molto importante, perché esso è un sintomo, ci aiuta a riconoscere la fragilità dei legami umani. Improvvisamente abbiamo persone che hanno migliaia di amici in internet; ma in passato dicevamo che gli amici si vedono nel momento del bisogno, e questo non è esattamente il caso degli amici che abbiamo in internet. Fino a quando il nostro senso morale verrà mercificato, l’economia crescerà perché messa in moto dai bisogni umani e dai desideri che è chiamata a soddisfare, bisogni e desideri apparentemente ‘buoni’, come dimostrare l’amore per gli altri. I grandi o-264072-min[1]economisti del passato sostenevano che i bisogni sono stabili, e che una volta soddisfatti tali bisogni possiamo fermarci e godere del lavoro fatto. C’era la convinzione che alla fine del percorso avviato con l’inizio della modernizzazione si avrebbe avuto un’economia stabile, in perfetto equilibrio. Successivamente si è presa una strada diversa. Si è inventato il cliente. Si è capito che i beni non hanno solo un valore d’uso, ma anche un valore simbolico, sono degli status symbol. Non si acquistava più un bene perché se ne ha bisogno, ma perché si ‘desidera’. L’obiettivo quindi diventava sviluppare sempre nuovi desideri negli esseri umani. Ma anche i desideri ad un certo punto si scontrano con dei limiti. Così, il limite è stato superato mercificando la moralità: non ci sono limiti all’amore, non ci sono limiti all’affetto che vogliamo dimostrare agli altri. Responsabilità incondizionata, condita da incertezze e ansie: questo è il motore del consumismo odierno, questo l’impulso che ci spinge a fare sempre di più, a produrre sempre di più. Ma ciò non è possibile, le risorse sono sempre limitate. Forse il momento della verità è vicino. Ma possiamo fare qualcosa per rallentarlo: intraprendendo un cammino autenticamente umano, un cammino fatto di reciproca comprensione.” 

(Zygmunt Bauman – Intervento per il festival dell’economia di Trento)

Nella nostra vita frettolosa,assordante,sono maledettamente poche le ore in cui l’anima può diventare cosciente di se stessa, in cui tace la vita dei sensi e quella dello spirito e l’anima sta senza veli davanti allo specchio dei ricordi e della coscienza.

Herman Hesse

F.COLOMBARI

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Fuochi sociali moderni


La grandezza dell’uomo si misura in base a quel che cerca e all’insistenza con cui egli resta alla ricerca.

Martin Heidegger

XXI secolo.

Correva l’anno 2015.

Disuguaglianze socio-economiche, conflitti bellici, stereotipi di genere, razzismo, estremismo, immigrazione.
Una serie di problematiche interessavano la società dei primi decenni del Nuovo Millennio.societa
Unico filo conduttore: perdita di umanità e di contatto con la realtà.
Società parallele che hanno sconvolto lo status-quo dell’epoca; società materialiste, individualiste e a dir troppo consumiste nel cuore,disinteressate del buon vivere della collettività.
III millennio che ha personificato il protagonismo bellico, dove quest’ultimo è stato uno dei primi attori per la nascita di estremismi e fondamentalismi, generando odio e violenza.
Perché uccidiamo persone che stanno uccidendo persone per dimostrare che uccidere è sbagliato?
Holly Near 

(Per un disarmo freddo – Articolo Frammenti di Utopia)

“Con la violenza puoi uccidere colui che odia, ma non uccidi l’odio. La violenza aumenta l’odio e nient’altro.

Restituire violenza alla violenza moltiplica la violenza, aggiungendo una più profonda oscurità a una notte ch’è già priva di stelle. L’oscurità non può allontanare l’odio; solo l’amore può farlo.”

Martin Luther King 

(“Non avrete il mio odio”. La lettera del marito di una vittima ai terroristi – L’Unità)

Estremismi e fondamentalismi generati da un rifiuto di una corretta conoscenza religiosa tramite un conflitto di interpretazioni, abbracciando così una visione meccanica della religione (secondo una  ricerca anglosassone del 2010 dell’Istitute for Social Policy& Understanding Fellow); radicalizzazione spronata anche da diatribe politico-economiche e di mancato indipendentismo economico-popolare dal mondo occidentale con conseguente povertà e sfiducia; micce, per extrema ratio, dell’estremismo.

(I fondamentalisti? Sono piccolo borghesi, non vengono dalle banlieue. – Linkiesta.it)

 

 (Bombardare è inutile.Occorre l’azione diplomatica. L’Opinione di Loretta Napoleoni, esperta di terrorismo internazionale. Metronews.it)

Qual è la sua speranza? «Che l’umanità riesca a fare finalmente il grande salto culturale che molti attendono ormai da secoli.

Scacciare la guerra dall’orizzonte della storia, ecco quale dovrebbe essere il nostro obiettivo. Perché la guerra non produce nulla, se non nuove povertà e nuove discriminazioni».

Gino Strada – Fondatore ONG italiana Emergency.

III millennio che ha personificato le disuguaglianze in senso lato. povertà2.jpg

Periodo di storia durante il quale è regnata sovrana la disuguaglianza poverta.JPGsocio-economica e la povertà con il 45 per cento della ricchezza in mano al 10 per cento delle famiglie.
Incomprensioni sociali capitanate da una disuguaglianza di genere con annessi stereotipi di matrice sessista, non del tutto ancora cancellati.
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C’è una strana malafede nel conciliare il disprezzo per le donne con il rispetto di cui si circondano le madri.
Simone de Beauvoir

In Europa le donne lavorano gratis per due mesi all’anno – da Internazionale.it)

Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee, per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all’improvviso, in maniera inaspettata, prima che una sola parola venga pronunciata.

Fëdor Dostoevskij

III millennio che ha personificato il problema dell’immigrazione, avente una genesi bellico-economica, di disuguaglianze territoriali, dato che  il luogo di nascita pregiudicava il futuro di una qualsiasi persona.fotoart1.jpg 

(Frontiere (In)visibili- Articolo Frammenti di Utopia)

Un’epoca incapace di gestire i problemi di migrazioni dato che la società di un tempo non seppe risolvere le svariate cause poste a priori di queste emergenze umanitarie.

“ Le porte possono essere anche sbarrate, ma il problema non si risolverà, per quanto massici possono essere i lucchetti. Lucchetti e catenacci non possono certo domare o indebolire le forze che causano l’emigrazione: possono contribuire a occultare i problemi alla vista e alla mente, ma non a farli scomparire.”

Zygmunt Bauman, filosofo polacco. 

III millennio che ha personificato il problema ambientale non sapendo jokulsarlon-iceberg_92848_990x742.jpgporre delle soluzioni che unissero e cambiassero il paradigma consumista economico con la passata crisi ambientale.illiger-macaw-ngpc2015_92847_990x742.jpg

III millennio che ha personificato l’allontanamento dei cittadini dalla politica data la sfiducia istituzionale presente all’epoca.

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III millennio che ha personificato il disordine e la disgregazione internazionale.

Anni 2000 e un terzo millennio simboli di un fallimento umano.blog1.jpg

Impariamo dalla storia per non commettere gli stessi errori nel futuro.

Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla Storia è la lezione più importante che la Storia ci insegna

Aldous Huxley

( Anonimo.

Tratto da un quotidiano storico futuristico.)

Un meta-articolo con una probabile futura riflessione storica sulle tematiche contemporanee d’oggigiorno.

Conflitti bellici, immigrazione e fondamentalismi generati da una crescente disuguaglianza e da un mancato indipendentismo socio-economico.

cooperazione-globale-38812489.jpgVolontà politica che dovrebbe porsi,in modo tassativo e categorico,il spegnere il fuoco delle disuguaglianze, protagoniste indiscusse nelle formazioni e nelle nascite di  società parallele nelle quali attecchisce e prospera, come extrema ratio, l’estremismo.

(Il vuoto ideologico e di valori alimenta il radicalismo religioso?– Tribuno del Popolo)

(Quando la morte è una lezione di umanità-L’Huffington Post Italia)

(I bombardamenti non hanno mai funzionato e non funzioneranno mai – L’opinione di 

[…]…se si distrugge ogni prospettiva razionale e laica di miglioramento della società, quale alternativa si lascerà a masse non scolarizzate ed escluse dal benessere se non il ricercare la consolazione nella religione o comunque nei valori della propria comunità d’origine?

Ecco perché l’integrazione, e soprattutto la scolarizzazione dovrebbero essere considerate armi importanti nella lotta al terrorismo religioso.

Dal Tribuno del Popolo

Volontà che deve,obbligatoriamente,garantire un indipendentismo economico, obiettivo proveniente dai retaggi dell’imperialismo occidentale del XIX e XX secolo, dove quest’ultimo ha depredato numerose risorse in Paesi già inizialmente poveri; Volontà che deve mettere in vigore piani Marshall per l’Africa e per i Paesi malati di povertà in modo che il luogo di nascita non pregiudichi il futuro di una persona; Volontà che sappia strizzare l’occhio alla qualità di vita e al benessere collettivo, assicurando condizioni di vivibilità, diritti,uguaglianza, umanità e giustizia.

(L’ora della ragione e della mitezza. altreconomia.it                                                                               Le vere cause del terrorismo islamico vanno ricercate in quella polveriera che si chiama Medio oriente, una regione caratterizzata da equilibri difficili che gli occidentali a più riprese hanno contribuito a incrinare. Scrive Francesco Gesualdi, a commento della strage di Parigi- da altreconomia.it)

(Tony Blair: “Chiedo scusa per la guerra in Iraq,ha aiutato la nascita dell’Isis. “- RaiNews.it)

« Al male reagiremo con più democrazia, più umanità,più democrazia, più apertura, più partecipazione »
(Jens Stoltenberg, ex Primo Ministro Norvegese dopo le stragi di Oslo e Utøya)

per-un-disarmo-freddo1.jpgProtagonismo bellico e produzione di armi perni principali per l’alimentazione del problema del fondamentalismo e di condizioni economicamente povere.

Imprescindibile e doverosa, quindi, è la presenza di un  minor  quantitativo di armi, dato che la qualità di vita non la si crea generando violenza.

(Per un disarmo freddo – Articolo Frammenti di Utopia)

Metteremo fine al genere umano o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?

Ricordatevi della vostra umanità, e dimenticate il resto.

Manifesto Russell-Einstein,dichiarazione presentata a Londra il 9 luglio 1955 in occasione di una campagna per il disarmo nucleare e che aveva avuto come promotori Bertrand Russell ed Albert Einstein. 

[…]Non facciamo pianificazioni a lungo termine. Tutto quello che sappiamo fare è una reazione d’istinto per affermare di avere ancora una parvenza di supremazia: bombardiamo.

Per riportare dignità e giustizia nel Medio Oriente è essenziale pensare sul lungo termine, accogliere chi fugge dalla violenza con una strategia di lungo periodo, e invece no, sappiamo solo bombardare e continuare a vendere armi a quei fanatici.

Robert Fisk, corrispondente per l’Independent da Beirut da oltre 30 anni, uno dei più grandi esperti occidentali di Medio Oriente.

«In Medio Oriente serve una strategia, non bombardare e vendere armi a quei fanatici»  Intervista a Robert Fisk, Linkiesta.it

Senza accogliere ed adottare la logica buoni versus cattivi, per porre delle soluzioni a lungo termine è necessario combattere le idee e non le persone, garantendo una società, democratica ed egualitaria, che sappia incarnare il diritto a una vita dignitosa,all’istruzione e alla sanità.

In una parola, il diritto alla giustizia sociale.

[…] Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti […] il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.

Dichiarazione universale dei diritti umani,1948.

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(Per un disarmo freddo – Articolo Frammenti di Utopia)

Diritti dell’uomo,democrazia e pace sono tre momenti necessari dello stesso movimento storico. 

Norberto Bobbio 

Per contraddire e confutare, inoltre, il precedente e  probabile,malauguratamente e  sciaguratamente, articolo storico-futuristico è fondamentale cambiare l’attuale paradigma economico (come illustrato e scritto ne:”Il problema della Sindrome Economica di Stoccolma” – Articolo Frammenti di Utopia“); cambio di paradigma doveroso sia per uscire dall’attuale schiavitù salariale e di povertà, sia per porre una soluzione agli attuali problemi ambientali, aggredendoli sia con un cambio a livello tecnologico e sia a beyond11.jpglivello politico-economico.

Disuguaglianze economiche, tempeste belliche, mancanza di diritti che hanno scatenato e stanno scatenando disordini e una polveriera internazionale di orwelliana memoria.

Ho commesso il peggiore dei peccati che possa commettere un uomo.

Non sono stato felice.

Jorge Luis Borges

Polveriera orwelliana che potrebbe essere ovviata e scemata dalla presenza di un arbitro geopolitico, durante le partite politico-economiche, assumendosi il compito di una guida collettiva,partecipativa, democratica ed internazionale.

Un arbitro geopolitico internazionale che come illustrato nell’articolo:”Per un’unione di entanglement internazionalista dei Popoli – Articolo Frammenti di Utopia” deve obbligatoriamente far indirizzare tutte le Nazioni verso un unico obiettivo di un futuro eco-sostenibile, pacifico, e a un mondo economico centralizzato sull’aspetto umano e sulla qualità di vita, come descritto nell’articolo: Il problema della Sindrome economica di Stoccolma.

Nessuno di noi agendo da solo può raggiungere il successo, il successo è portato da tutte le nostre mani riunite.

Nelson Mandela

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Una Casa Comune e Mondiale dei Popoli che sappia guidare le singole Nazioni verso una meta comune, una nuova metanarrazione che conduca la collettività in un viaggio condiviso.

Battersi per difendere la libertà di pensiero (o tout court la libertà) del nostro prossimo, è il cardine di ogni etica individuale o di un gruppo, la conditio sine qua non di una società che aspiri a differenziarsi da quella degli sparvieri.
Maria Luisa Spaziani‬

Per essere cittadini del Mondo; per un Mondo senza confini.

bandiera-della-terra.jpgIn fondo apparteniamo tutti alla stessa realtà.

Per combattere l’estremismo

 combattendo la povertà, garantendo non solo il principio dell’autodeterminazione dei Popoli, ma anche una certa indipendenza sul piano economico,

combattendo il fondamentalismo pensando ad un nuovo umanesimo con nuovi ideali, dato che la disperazione regna sovrana in periodi estremistici,

garantendo diritti, uguaglianza di genere e democrazia.

Si dominano più facilmente i popoli eccitandone le passioni che occupandosi dei loro interessi.

Gustave Le Bon

Per un nuovo Mondo,

avente come probabile precursore  il Vecchio Continente,culla del pensiero (Scacco matto orchestrale europeo – Articolo Frammenti di Utopia),

per un nuovo Congresso di Vienna a guida europea, convocando tutti i protagonisti del mondo arabo e del Medio Oriente,per tracciare i futuri confini di statualità nazionali omogenee sia etnicamente sia religiosamente parlando, vincolando ovviamente la nascita di questi nuovi Paesi alla redazione di Carte costituzionali garanti dei più basilari diritti umani,

Fonte: The Post Internazionale.It                                                                                                                     La storia di come una regione autonoma curda nel nord della Siria è riuscita a ottenere la parità di genere, la laicità e la democrazia nel bel mezzo dell’estremismo religioso dell’Isis. Rojava è un sogno utopico che deve resistere.                                                                             La storia di Rojava, società utopica dei curdi nel cortile di casa dell’Isis)

fermando la guerra e riportando stabilità,fermando i finanziamenti a gruppi terroristici,

per un’ottica non stereotipata e sessista del rapporto uomo-donna,

per favorire l’avvento di una società più inclusiva con un nuovo pensiero umanistico che sappia colmare il vuoto ideologico,

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
Mahatma Gandhi

accatastando sulla montagna dei ricordi l’odierno “ordine” economico- politico.

Per un Mondo con maggior giustizia, eguaglianza, laicità e minor sfruttamento.

Per un odierno diritto alla felicità e per una licenza a sognare un Mondo migliore.

Fate della vostra vita un capolavoro.

Esistiamo nella misura in cui pensiamo.

Ricordiamo il passato, per vivere il presente per progettare il futuro.

Per ogni fine c’è un nuovo inizio.

Il sonno della ragione genera mostri.

La fantasia priva della ragione produce impossibili mostri: unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie. 
Goya, manoscritto conservato al museo del Prado.
Testo originale in Helman.

                                                                                                                Fabiano Colombari

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Il problema della Sindrome economica di Stoccolma


Sindrome di Stoccolma. In psicologia rappresenta lo stato psicologico  che si può manifestare in seguito ad  episodi di violenza fisica o verbale dove la vittima prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore, che si può spingere fino all’amore, creando un’ alleanza, misto solidarietà, tra la vittima stessa e l’aggressore.

Definizione che dalla psicologia si può facilmente trasferire all’ambito economico dato che può alludere a quel legame e a quell’alleanza indissolubile tra consumatore e privato cittadino ad un mondo economico sempre più lontano dalla popolazione stessa.  

Crisi economiche-finanziarie, rating spazzatura e declassati dalle agenzie a tal punto da avvicinarsi alla pericolosa, finanziariamente parlando, zona di default.

Mondo economico che ha toccato con mano il fallimento della metrica stessa del P.I.L.(valore monetario totale dei beni e servizi prodotti in un Paese): risultata troppo carente, restrittiva con mancanza di visione di globalità d’insieme che possa andare oltre ad un giudizio puramente finanziario.

 Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. […] Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

Robert Kennedy – Università del Kansas 3 marzo 1968.

Prodotto interno Lordo che non conteggia la qualità di vita; indicatore basato meramente sul consumismo di massa tuttora, purtroppo, esistente.

(Cambio del P.I.L. o cambio di mentalità?)

Indicatore sostituito come ci insegna il piccolo paese asiatico del Bhutan ( Una lezione proveniente dal Bhutan) dal cosiddetto  Gross National Happiness (F.I.L.); l’Italia, dal canto suo, sta sperimentando il cosiddetto Benessere equo e sostenibile (B.E.S.)  riunendo 134 indicatori in 12 ambiti.debito-Pil  

Sistema economico che rende sé stesso protagonista  nell’attuale guerra di cifre priva di logica; sistema economico che continua a mietere, economicamente parlando, vittime. Vittime di povertà, vittime di disuguaglianza.  

Abbiamo fatto del nostro meglio per peggiorare il mondo.

Eugenio Montale

  Povertà e disuguaglianza che non si arresteranno, a quanto pare, nemmeno nel futuro, dato che secondo le previsioni dell’Unicef nel 2030 il fenomeno della malnutrizione colpirà ancora milioni di minori.beyond1

 

Sistema economico che “cerca” efficienza produttiva  e finanziaria a tutti i costi; efficienza che abbraccia anche le moderne tecnologie di automatizzazione.

(Lavoro 2.0: opportunità, sfida o pericolo?) . 

(Anestesia digitale:l’ABC della tecnologia)

Automatizzazione che secondo le stime del rapporto dell’Università di Oxford, potrebbe soffocare circa un terzo dei lavori entro il 2030.  

Google e Cina docet. (Zero diritti, nessun permesso sindacale, ferie o malattia. Benvenuti nella prima fabbrica al mondo senza operai.)

La robotizzazione(Sciami di robot telecomandati dal tablet) della produzione manifatturiera può far diventare come evento consuetudinario e quotidiano la notizia, ad esempio, della crescita del 108% del tasso di disoccupazione italiano a seguito della crisi economica.

Robotizzazione e tecnologia che può riuscire a far bypassare  alcuni processi produttivi tradizionali.

L’utilizzare questo obiettivo di efficienza del sistema produttivo attraverso la robotizzazione ( “I robot rubano i posti di lavoro – Internazionale“)può farci raggiungere una svolta al concetto di lavoro e di stato sociale.

Svolta resa protagonista nel riconoscere ad ogni persona un certo potenziale di creatività e di indipendenza economica.

Potenziale di creatività e di indipendenza che, in contemporanea, cerca di valorizzare, in senso lato, la capacità umana o il cosiddetto “capitale” umano.

Indipendenza economica che può essere considerata come un’arma nei confronti della dilagante povertà e salvagente nelle situazioni economiche  di estrema necessità.

Indipendenza economica che può portare il nome di reddito di base ( La Finlandia sarà il primo paese europeo a sperimentare il reddito minimo ); erogazione monetaria data a coloro che sono in possesso della cittadinanza  in grado di consentire una vita minima dignitosa, cumulabile con altri redditi, indipendentemente da ogni fattore.

Finanziamento che deve senz’altro provenire da una profonda riforma del sistema fiscale mettendo in discussione i tanto amati ed odiati ammortizzatori  sociali e probabilmente anche il sistema pensionistico.

“Quello di cui soffriamo non sono acciacchi della vecchiaia, ma disturbi di una crescita fatta di mutamenti troppo rapidi, e dolori di riassestamento da un periodo economico a un altro. L’efficienza tecnica è andata intensificandosi con ritmo più rapido di quello con cui riusciamo a risolvere il problema dell’assorbimento della manodopera. Visto in prospettiva, infatti, ciò significa che l’umanità sta procedendo alla soluzione del suo problema economico”.

“Prospettive economiche per i nostri nipoti” 1930.

John Maynard Keynes,economista.

Reddito che finirebbe per diventare un diritto. Diritto direttamente conseguente all’acquisizione della cittadinanza.  (Dieci tesi sul reddito di cittadinanza). 

Riformismo che potrebbe auspicare anche altre modificazioni normative come quella della riorganizzazione dell’orario di lavoro.  

Tutto è possibile; l’impossibile richiede solo più tempo.

Dan Brown  

Concetto di lavoro che risulta totalmente modificato in quanto lo si considererebbe  come diritto e non più come dovere.

Vivere per lavorare o lavorare per vivere?  

Riformismo che coadiuvato alle moderne tecnologie può mettere la parola fine anche al cosiddetto fordismo, basato sulla produzione di massa e la conseguente mercificazione del tutto.

Le tecnologie, che grazie alla riduzione del costo del lavoro permettono la non delocalizzazione della produzione, permettendone la personalizzazione del bene finale,  possono benissimo essere considerate come un nuovo input.

Il postfordismo, che trae linfa vitale nelle information technology,può ridar vita al cosiddetto metodo di produzione just in time.

Filosofia industriale che permette la flessibilità produttiva , cambiando radicalmente il processo, raffinandolo, producendo  “confezioni su misura” con una produzione che segue da vicino le esigenze dei singoli consumatori.

Meccanismo Just in time, originatosi in Giappone nel dopoguerra, che permetterebbe di stroncare l’abominevole consumismo di massa in quanto si produce solo ciò che si è certi di vendere successivamente.  

Ecco cosa facciamo noi esseri umani: ci trasformiamo in oggetti. Trasformiamo gli oggetti in noi stessi.

Chuck Palahniuk

  Just in time che ha permesso per esempio alla nota casa automobilistica BMW risparmi pari a 82,6 mln di Euro.

Risparmi derivanti  solo dall’accordo per la produzione di sedili per auto dove il produttore manda in tempo reale i fabbisogni giornalieri attraverso un’interfaccia, e di conseguenza il fornitore ha un tempo prestabilito per produrre i sedili e consegnarli secondo le caratteristiche richieste.  

Just in time che deve ovviamente abbinare l’ affidabilità, la riduzione delle scorte dovuta alla produzione su richiesta, ad un aumento della qualità e del servizio al cliente.   

Reddito di base, considerato come conditio sine qua non insieme all’attuale cambiamento tecnologico, può offrire una visione diversa dell’attuale sistema economico, sperimentandone dei  nuovi.

Il tradizionale pensiero economico  esalta la competizione, ma come faceva notare un noto economista e matematico, competere, al posto di collaborare, può essere dannoso per tutti.

Imperativo secondo Nash è il lavoro di squadra. Imperativo probabilmente offerto dalla dirompente sharing economy, dove quest’ultima coadiuvata con la tecnologia potrebbe abbattere il costo di molti beni, come sottolineato da un noto economista statunitense

(“La rivoluzione industriale e “il futuro a costo zero”. La ricetta di Jeremy Rifkin per uscire dalla crisi).

Unione Europea che potrebbe rilanciare l’iniziale idea di condivisione politica, come introdotto dall’articolo: “Sogno di mille ed una notte Europeo” e “Scacco matto orchestrale europeo“, unendo un miliardo di persone all’interno di un’unica maglia economica.   Il tutto per far garantire l’accesso alla soddisfazione dei bisogni primari ad ognuno/a.

(Per i giovani il capitale non è più possesso – Il Sole 24 Ore).

La ricchezza non consiste nel possesso di tesori ma nell’uso che ne sappiamo fare.

Napoleone

 Sharing economy (“Pagare meno e guadagnarci tutti: l’effetto dirompente della sharing economy – Corriere della Sera“) che però può tagliare ulteriori posti di lavoro ( ” La Google Car taglierà le vendite dei costruttori“- ” Guida autonoma, un balzo culturale – WebNews“).

Come ci spiega questo economista, l’ascesa del cosiddetto, da lui chiamato, “commons collaborativo” e le tecnologie del cosiddetto Internet of Things possono ridurre il costo di molti beni, democratizzando, in contemporanea, la produzione stessa.

Cambiamento che può mantenere nel Vecchio Continente la produzione industriale senza delocalizzarla in altri Paesi, aumentando così la competitività stessa.

Sarà possibile costruire, come auspicato in questo articolo,  uno statuto post- lavoratori e post-scarsità dove diventerebbe un diritto il condurre sempre una vita dignitosa senza una guerra alla sopravvivenza comune continuando a cercare sempre affannosamente un lavoro; un moderno umanesimo senza peggiorare ulteriormente la situazione e senza farci travolgere dalla sindrome economica di Stoccolma?

Sindrome che potrebbe farci rimanere ancorati alla situazione odierna seppur con sofferenza.

E’ una scelta, non è un destino.

Il futuro si costruisce guardando il passato, comprendendo appieno il genio dietro la follia, la follia di un mondo che strizza l’occhio alla qualità di vita senza affannarsi da una guerra di cifre statistiche.

La parola ai posteri.

” Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.” 

Dalai Lama

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F.COLOMBARI

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Lavoro 2.0: opportunità, sfida o pericolo?


Crescita economica.

È questo l’assordante richiamo che la maggior parte dei cittadini volesse che si concretizzi cercando di attirare l’attenzione della tanto amata e della tanto odiata politica.

Crescita economica che da sempre è determinata dall’avanzata e dall’entrata di nuove tecnologie nei vari settori produttivi.

Nuove tecnologie che devono ovviamente essere introdotte il più presto possibile in modo tale da restare competitivi nei mercati internazionali.

Competitività è sinonimo di riduzione dei costi e, in contemporanea, dell’aumento dei profitti. Per concretizzare tutto ciò le nuove tecnologie, determinate dall’avvento dell’informatica e dell’elettronica , in particolar modo l’automazione e la robotica specialmente in ambito industriale possono dare una “mano di forza”.

Da tempo in Germania si sta sviluppando il progetto, in collaborazione con il governo tedesco, Industria  4.0: progetto nato nel garantire la competitività del tessuto manifatturiero tedesco. Industria 4.0 introduce il concetto della “smart factory” ossia automatizzazione in primis, la personalizzazione di massa  con un solo problema: la disoccupazione.

L’obiettivo è la creazione di un bene in base alle esigenze del consumatore il tutto tramite solamente un “misero” ed “elementare” computer.

In poche parole il “digitare” ed il scegliere  come si vuole il proprio prodotto ed il processo produttivo,di conseguenza, realizza l’idea prefissata dal cliente.

Lavorare per vivere o vivere per lavorare?

Lavoro è sinonimo di diritto o di dovere?

L’immaginare come il lavoro del minatore, del soccorritore oppure anche dell’operaio come un lontano ricordo, non è utopistico e non si è nemmeno dispiaciuti.

Il lavoro inteso con il significato di oggi non è sinonimo di diritto bensì di dovere.

E’ un dovere per sopravvivere.

Siamo proprio convinti che il trascorrere le ore in una fabbrica (magari con il turno di notte) come operai malpagati , il lavorare in un cantiere o l’essere l’addetto alla pulizia sia un diritto?

Il rifiutare ed il sentire la tecnologia come un qualcosa di ostile per parecchie volte è privo di logica per la semplice motivazione che è mai accaduto che qualsiasi persona abbia rifiutato un qualsiasi aratro perché crea disoccupazione.

Federico Pistono, informatico italiano, ci sottolinea chiaramente come questa opportunità tecnologica, economica e perché no sociale possa costruire un futuro con la “F” maiuscola.

Futuro che a differenza delle altre epoche storiche possa garantire l’opportunità di basare la propria attenzione  sui propri interessi puntando su professioni intellettualmente più creative,  slegando l’attività lavorativa con il reddito.

Forse durante il periodo di transizione è necessaria una redistribuzione della ricchezza magari con  l’introduzione  di un reddito di base incondizionato (che non è sinonimo di garantire l’ozio lavorativo, ma il garantire un livello minimo di sopravvivenza) dimenticando l’attuale  schiavitù perpetua per sopravvivere  dedicando un terzo della propria vita al lavoro.

Difendete il lavoro come diritto se volete un futuro degno di essere chiamato cosi; difendete il lavoro come dovere se volete un futuro con il sapore di passato.

Sarà pure chimerico,ma è solo e solamente realtà.

Realtà introdotta dal successivo articolo:”Il problema della Sindrome economica di Stoccolma“.

Realtà già preannunciata nel 1930.

“Quello di cui soffriamo non sono acciacchi della vecchiaia, ma disturbi di una crescita fatta di mutamenti troppo rapidi, e dolori di riassestamento da un periodo economico a un altro. L’efficienza tecnica è andata intensificandosi con ritmo più rapido di quello con cui riusciamo a risolvere il problema dell’assorbimento della manodopera. Visto in prospettiva, infatti, ciò significa che l’umanità sta procedendo alla soluzione del suo problema economico”. “Prospettive economiche per i nostri nipoti” 1930. John Maynard Keynes,economista.

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Una lezione proveniente dal Bhutan


Sono trascorsi circa 40 anni quando il piccolo stato del Bhutan introdusse il concetto del Gross National Happiness (F.I.L.) da affiancare all’indicatore classico e tradizionale del Prodotto Interno Lordo cercando così di migliorare realmente le condizioni degli abitanti bhutanesi e non solo,tradizionalmente ed economicamente parlando, numericamente. L’ultima statistica,in questo piccolo stato nel cuore dell’Asia, ci mostra come la F.I.L.  sia pari a 0.743 in una scala da 0 a 1 dove i singoli fattori di calcolo  vengono alla fine  sommati tra di loro. L’Europa, in questa scelta, si è mossa e si sta muovendo lentamente dopo una timida ed insicura apertura nel 2009 da parte della Commissione Stiglitz.  Chiaro esempio dove il buon senso è prevalso.

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Cambio del P.I.L. o un cambio di mentalità?


“…Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.”  Discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas.

47 anni sono passati da quel famoso discorso tenuto dall’ex senatore degli U.S.A. e la guerra a colpi di cifre è ancora in corso. Guerra di cifre che non tiene conto dei dati allarmanti della povertà (13,6% della popolazione italiana come ci riferisce Lega Consumatori ); guerra di cifre che non tiene conto dello stupro continuo dell’ambiente e delle persone spogliate dei propri averi; una guerra di cifre creata da continui bisogni irreali ed illogici nell’uomo, il tutto dettato dalle aberranti leggi del consumismo, per le quali siamo disposti a vendere e a farci vendere. Per far si che la povertà diventi un lontano ricordo del passato e che tutti ritornino a trascorrere una vita degna di essere vissuta, è necessario instaurare un’impalcatura sociale ed economica a misura d’uomo mutando con coraggio l’attuale stato delle cose ricordandoci che nulla è costruito per non essere mai cambiato e che i cambiamenti diventeranno sempre più quotidiani. Tutto ciò è sinonimo inoltre di sostenibilità in quanto molti beni prodotti soddisfano bisogni privi di logica.  Prima la qualità. Meditate. 

                                                               Immagine liberamente tratta da remweb.it 

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